Un film che scava nella fragilità e nella forza di uno degli artisti più riconoscibili del rock italiano: “Piero Pelù. Rumore Dentro”, diretto da Francesco Fei, sarà presentato in anteprima Fuori Concorso alla 82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Con soggetto e sceneggiatura firmati dallo stesso Piero Pelù, il film arriverà nelle sale italiane dal 10 al 12 novembre 2025, proponendosi come un racconto personale e diretto, lontano dalle classiche narrazioni celebrative.

 

Il dolore e la battaglia contro il “Rumore Dentro”

Il cuore del film è rappresentato da un momento di rottura. Nell’ottobre del 2022, Pelù è stato colpito da un grave danno al nervo acustico causato da uno shock durante una sessione di registrazione. Un evento improvviso che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità e il suo rapporto con la musica. Il cosiddetto “rumore dentro” non è solo una condizione fisica, ma diventa una presenza costante, invasiva, capace di mettere in discussione tutto: dal lavoro alla percezione di sé.

Le conseguenze sono state immediate e pesanti: tour cancellati, silenzio forzato e la concreta possibilità di rinunciare alla dimensione live. Il film racconta proprio questo passaggio critico, evitando ogni retorica e mostrando una vulnerabilità rara, soprattutto per una figura storicamente associata a energia, ribellione e presenza scenica.

 

Un viaggio spirituale e musicale

Da questa crisi nasce un percorso di trasformazione. Il film segue Pelù in un viaggio che è allo stesso tempo fisico e interiore, fatto di riflessione, memoria e ricostruzione. La musica, paradossalmente, resta il punto di partenza e di arrivo: non più solo performance, ma strumento di cura e consapevolezza.

Attraverso incontri, momenti familiari e dialoghi con amici e collaboratori, emerge un ritratto più intimo dell’artista. Il passato con i Litfiba riaffiora come elemento fondante, ma non dominante: è una parte del percorso, non il centro del racconto. L’attenzione si sposta su ciò che resta quando tutto si ferma, su come si possa ridefinire la propria identità artistica quando vengono meno le certezze costruite in anni di carriera.

 

Un pellegrinaggio e un road movie emotivo

Uno degli elementi narrativi più suggestivi è il pellegrinaggio annuale a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue, dedicato a Santa Sarah la Nera. Questo momento diventa una sorta di rito simbolico, un passaggio che accompagna il percorso di guarigione e riflessione.

Il film assume così la forma di un road movie emotivo, in cui spostamenti e paesaggi si intrecciano con stati d’animo e ricordi. Non si tratta di un viaggio lineare, ma di un continuo alternarsi tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere.

 

Un archivio inedito e un artista senza compromessi

A rendere ancora più ricco il racconto è l’utilizzo di materiali d’archivio personali, molti dei quali inediti. Immagini, video e frammenti che documentano gli inizi della carriera di Pelù, restituendo uno sguardo autentico su un percorso costruito fuori dalle logiche più prevedibili del mercato.

Ne emerge il ritratto di un artista che ha sempre privilegiato la libertà espressiva rispetto al compromesso, mantenendo una coerenza che nel tempo è diventata la sua cifra distintiva. Il film non insiste su una celebrazione nostalgica, ma utilizza il passato come chiave per comprendere il presente.

 

Una testimonianza di resilienza e libertà

“Piero Pelù. Rumore Dentro” si configura così come una testimonianza diretta di resilienza. Non è solo il racconto di una crisi, ma soprattutto di una reazione. La musica torna ad avere un ruolo centrale, non più come semplice espressione artistica, ma come strumento di sopravvivenza e rinascita.

Il nuovo materiale in fase di scrittura diventa simbolo di questa trasformazione: non un ritorno a ciò che era, ma un passo verso qualcosa di diverso. Il film invita a riflettere sul significato della libertà personale e artistica, mostrando come anche nei momenti più complessi sia possibile ridefinire il proprio percorso.

Senza cercare facili consolazioni, il racconto mantiene un tono autentico e diretto, lasciando spazio alle contraddizioni e alle difficoltà. È proprio in questa onestà che il film trova la sua forza: un ritratto umano prima ancora che artistico, capace di parlare non solo ai fan, ma a chiunque si sia trovato a dover ricominciare.

27.08.2025 – Barbara Scardilli