Nel cuore dell’Isola del Nord, in Nuova Zelanda, si innalza una delle montagne più spettacolari del Paese. È il Mount Taranaki, conosciuto per molto tempo dagli europei come Mount Egmont. La sua forma quasi perfettamente conica ricorda quella di un gigantesco vulcano da manuale.

Oggi il nome Taranaki è quello maggiormente utilizzato. Nel 2025 la montagna ha inoltre ottenuto ufficialmente lo status di persona giuridica, riconoscimento che riflette il suo enorme valore spirituale e culturale per i Māori.

La montagna raggiunge i 2.518 metri e domina la regione circostante. Il suo profilo è visibile da grande distanza. Nelle giornate limpide sembra quasi sospesa sopra le pianure verdi del Taranaki.Da qui si può raggiungere un grande parcheggio ai suoi piedi e da li fare trekking tutto intorno oppure scalarlo, ma previa richiesta autorizzazione. Ad ogni modo già ai suoi piedi ci sono alcuni piccoli corsi d’acqua che formano delle pittoresche cascate. 

Taranaki è un vulcano dormiente. Le sue ultime eruzioni risalgono a molti secoli fa. Nonostante questo, i vulcanologi lo considerano ancora un vulcano attivo. La montagna è quindi soltanto addormentata.

La leggenda dei vulcani

Ma Taranaki non è soltanto una meraviglia geologica. Per il popolo Māori è una montagna sacra. Il suo nome è legato a una delle più belle leggende dell’Isola del Nord. Secondo la tradizione, Taranaki viveva un tempo nell’interno dell’isola. Era insieme ad altre grandi montagne, tra cui Tongariro, Ruapehu e Ngauruhoe. Un giorno nacque una contesa per l’amore della montagna femminile Pihanga.

Taranaki e Tongariro si affrontarono in una terribile battaglia. La terra tremò e il cielo si oscurò. Alla fine Tongariro ebbe la meglio. Taranaki, sconfitto e addolorato, decise di abbandonare gli altri. Scappò verso ovest, scavando con il suo enorme corpo una profonda valle. Il solco lasciato dal suo viaggio sarebbe diventato il corso del fiume Whanganui. Quando arrivò vicino alla costa, Taranaki si fermò. Secondo la leggenda, da allora guarda malinconicamente verso Tongariro e Pihanga. Le altre montagne rimasero nell’interno, mentre lui divenne il grande guardiano della regione di Taranaki. La leggenda spiega anche perché, secondo alcune tradizioni Māori, non sia opportuno scalare la cima della montagna. Il suo significato spirituale è infatti molto profondo.

L’arrivo degli Europei

Gli europei arrivarono invece con una visione completamente diversa. Nel 1770 James Cook diede alla montagna il nome di Mount Egmont, in onore di John Perceval, secondo conte di Egmont. Per quasi due secoli i due nomi convivevano. Gli europei poi si presero tutte le campagne ai suoi piedi per sviluppare l’agricoltura. Non si trovano solo eredi della colonizzazione britannica ma anche discendenti di coloni svizzeri, francesi e tedeschi. 

Giorgio Di Marco jr

Controfigura nel Cinema

C’è infine un curioso aneddoto cinematografico. La perfetta forma di Taranaki è stata utilizzata come “doppio” del Monte Fuji nel film L’ultimo samurai, ambientato in Giappone. Così, una montagna neozelandese è riuscita persino a interpretare una montagna giapponese.

E forse è proprio questa la magia di Taranaki: sembra una montagna semplice e perfetta, ma dietro quella forma elegante nasconde vulcani, leggende, guerre tra montagne e una storia millenaria che continua ancora oggi.

Giorgio Di Marco Junior