A dieci anni dal debutto che lo ha consacrato sulla scena internazionale, Leon Bridges inaugura una nuova fase del proprio percorso artistico. Il 25 settembre 2026 il cantautore texano pubblicherà “Happiness Anytime”, il nuovo album realizzato insieme a J Lloyd-Watson e Lydia Kitto, due dei tre componenti del collettivo britannico Jungle. Il progetto rappresenta un’evoluzione naturale della sua ricerca musicale, capace di mettere in dialogo soul classico, afrobeat, funk e sonorità latino-americane.
Un nuovo capitolo dopo “Leon”
Dopo aver raccontato le proprie radici nel precedente album “Leon”, pubblicato nel 2024, l’artista cambia prospettiva e guarda verso un orizzonte più ampio, costruendo un lavoro che supera i confini dei generi musicali. “Happiness Anytime” mantiene intatta la raffinatezza che ha sempre contraddistinto il suo stile, ma introduce un approccio più dinamico e istintivo, nel quale ritmo e contaminazione diventano elementi centrali della narrazione.
Il disco richiama le atmosfere intime e senza tempo di “Coming Home”, l’album che nel 2015 lo ha fatto conoscere al grande pubblico, ma allo stesso tempo raccoglie l’eredità delle esperienze maturate negli ultimi anni, in particolare delle collaborazioni con i Khruangbin, che hanno ampliato il suo linguaggio musicale verso territori più psichedelici e internazionali.
Un album che attraversa culture e tradizioni differenti senza perdere una propria identità. Le influenze dell’Afrobeat di Fela Kuti, le suggestioni di “The Rhythm of the Saints” di Paul Simon e il calore della musica di Jorge Ben convivono in maniera naturale con soul, funk, R&B e ritmi brasiliani, dando vita a un suono elegante ma al tempo stesso immediato.
L’incontro con i Jungle e una scrittura nata quasi per caso
Alla base di questo nuovo progetto discografico c’è un incontro artistico che sembrava destinato ad arrivare. Leon Bridges, J Lloyd-Watson e Lydia Kitto si conoscevano da tempo, avendo condiviso negli anni numerosi festival internazionali. La decisione di lavorare insieme è maturata nell’aprile del 2025, quando i tre sono entrati in studio con l’idea di organizzare una semplice sessione di scrittura.
Quello che doveva essere un esperimento si è trasformato rapidamente in qualcosa di più ambizioso. In appena quattro giorni erano già stati completati sei brani, praticamente metà della tracklist definitiva. Da quel momento il disco ha preso forma seguendo un metodo di lavoro spontaneo, basato sull’improvvisazione e sulla fiducia reciproca più che sulla ricerca ossessiva della perfezione.
Alle successive registrazioni, svolte presso i Chaplin Recording Studios di Los Angeles, si è unito anche Pino Palladino, uno dei bassisti più apprezzati della scena internazionale, noto per il lavoro svolto al fianco di artisti come D’Angelo, Adele e John Mayer. La sua presenza contribuisce a dare ulteriore profondità ad un disco che fa della naturalezza il proprio punto di forza.
La voglia di tornare a far ballare il pubblico
Uno degli aspetti più interessanti di “Happiness Anytime” riguarda proprio la filosofia con cui è stato concepito. Negli ultimi anni Leon Bridges aveva progressivamente privilegiato una dimensione più introspettiva, mentre agli inizi della carriera la danza rappresentava una componente essenziale delle sue esibizioni dal vivo.
Questo nuovo album nasce anche dal desiderio di recuperare quella dimensione. Non si tratta semplicemente di realizzare brani più ritmati, ma di costruire una musica capace di alleggerire il peso della quotidianità, favorire la condivisione e creare un legame immediato con il pubblico.
Il titolo stesso del disco diventa una dichiarazione d’intenti. Infatti, “Happiness Anytime” suggerisce la possibilità di trovare momenti di felicità anche nelle giornate più complesse, scegliendo di lasciarsi guidare dalla musica senza ignorare le difficoltà della vita. È una visione positiva ma mai superficiale, che attraversa l’intero progetto e ne definisce il carattere.
Un artista che ha ridefinito il soul contemporaneo
Nato ad Atlanta e cresciuto a Fort Worth, in Texas, Leon Bridges è considerato uno degli artisti che hanno contribuito maggiormente al rinnovamento del soul nel nuovo millennio. Il successo arriva nel 2015 con “Coming Home”, album candidato ai GRAMMY Awards, grazie al quale conquista pubblico e critica con brani come “River” e la stessa “Coming Home”.
Negli anni successivi consolida la propria reputazione con “Good Thing”, che gli vale una nuova candidatura ai GRAMMY come Best R&B Album e la vittoria nella categoria Best Traditional R&B Performance per “Bet Ain’t Worth the Hand”. Anche “Gold-Diggers Sound” riceve un’accoglienza entusiasta dalla critica internazionale, confermando la sua capacità di evolversi senza perdere autenticità.
Parallelamente alla carriera solista, il cantautore ha ampliato il proprio universo musicale attraverso collaborazioni con artisti molto diversi tra loro, dai Khruangbin a John Mayer, passando per Robert Glasper, Kacey Musgraves, Terrace Martin, Gary Clark Jr., The Avalanches, Gunna e Shaboozey. Una versatilità che gli ha permesso di attraversare generi differenti mantenendo sempre riconoscibile il proprio stile.
17.08.2026 – Barbara Scardilli