La strada verso Ōpononi ci fa passare il verde profondo del Northland, la regione più a nord della Nuova Zelanda. Le strade sono strette su è giù per colline che scendono verso il mare. Fino ad arrivare al’Hokianga Harbour. Un’immensa distesa d’acqua, un porto naturale che penetra nella costa come un grande fiordo, ma è l’estuario di un fiume. Ōpononi è poco più di un piccolo villaggio con case basse, qualche negozio.

Un deserto sul mare

Fermarsi davanti al Hotel Oponomi, da una panoramica verso l’altra parte del porto e si capisce quanto sia particolare questo luogo. Lì cominciano le grandi dune. Sono enormi montagne di sabbia dorata, come se un deserto sia arrivato fino all’oceano. Il vento le modella continuamente per questo foto prese dallo stesso punto, ma in anni diversi, risaltano nuove forme.
Le dune sono una delle immagini più spettacolari dell’Hokianga. Si possono raggiungere attraversando il porto. Poi si cammina sulla sabbia ed i più temerari fanno Sandboarding, ovvero scendono su delle tavole scivolando sulla sabbia.

Storia di delfini

Oggi questo luogo è tranquillo, ma negli anni Cinquanta, diventò il centro dell’attenzione di tutta la Nuova Zelanda. La ragione aveva un nome: Opo.
Una giovane femmina di delfino dal naso a bottiglia, nel 1955 cominciò ad avvicinarsi alle barche dei pescatori. Poi arrivò vicino alla costa ed infine cominciò a giocare con le persone. Opo non mostrava paura ma voglia di interagire.
Nuotava accanto alle barche. Si lasciava avvicinare tanto da giocare con i bagnanti. Amava soprattutto i bambini.
Le fotografie di quel piccolo delfino fecero il giro del Paese. Ōpononi divenne improvvisamente famosa e migliaia di persone arrivarono nel villaggio per vedere Opo.
Diventata una celebrità, attirò gente che voleva toccarla. Giocare con lei o fotografarla. Alcuni visitatori arrivavano troppo vicino e la disturbavano.
Gli abitanti capirono che bisognava proteggerla così nel 1956 vennero introdotte misure speciali per impedire molestie nei confronti dei delfini dell’Hokianga. Purtroppo queste misure non furono abbastanza e poco dopo Opo venne trovata morta tra le rocce di Koutu Point.
Aveva vissuto soltanto pochi mesi sotto gli occhi del mondo. Nessuno trovo la vera causa della morte. Per anni circolarono diverse ipotesi, compresa quella di un’esplosione provocata da pescatori illegali.

Il villaggio oggi

Oggi, camminando sulla spiaggia di Ōpononi, è difficile immaginare quella folla. Rimane il vento. Rimane il rumore dell’acqua e rimangono le dune. In realtà rimane anche Opo a cui hanno dedicato una statua ed anche riservato una tomba nel cimitero militare.
La sua storia è diventata parte dell’identità di questo angolo remoto della Nuova Zelanda ed a trasformare un piccolo villaggio in un luogo conosciuto da un’intera nazione.

GIorgio Di Marco junior