Il vento arriva dal canale e si fa sentire prima ancora di vedere il mare. Siamo alla fine della Ruta 3, nell’estremo sud dell’Argentina, e davanti a noi c’è un cartello che sembra quasi una provocazione: Fin de la Ruta Nacional 3.

Giorgio Di Marco Jr

Per chi viene dal nord del paese, dopo migliaia di chilometri percorsi attraverso la Patagonia, l’asfalto semplicemente finisce. Non c’è un grande monumento, né una piazza. Solo una strada che si interrompe, se nel porto di Ushuaia si trova una nave da crociera allora anche qui si trovano molti visitatori che scattano una fotografia.  Tutto intorno è il paesaggio della Terra del Fuoco. 

Il Parco Nazionale

La strada attraversa il Parque Nacional Tierra del Fuego, uno dei luoghi in cui è più facile capire perché questa parte del mondo eserciti da sempre un fascino particolare. Al gate si paga un biglietto di ingresso che varia tra residenti nel paese e turisti stranieri. Le foreste sono fitte, basse, modellate dal vento. I sentieri si infilano tra faggi australi, torbiere e piccoli corsi d’acqua. Qua e là compaiono laghi immobili, mentre le montagne fanno da quinta a un paesaggio che sembra non avere fretta.

Camminando, si sente soprattutto il silenzio. Un silenzio relativo, perché il vento non smette mai davvero di soffiare. Ma è sufficiente per far dimenticare, almeno per qualche ora, la presenza delle città e delle strade.

Un treno speciale

Poi c’è un altro modo per entrare nella storia di questo luogo: salire sul Tren del Fin del Mundo. La piccola ferrovia parte nei dintorni di Ushuaia e attraversa la foresta lungo quello che resta dell’antico tracciato ferroviario utilizzato dal carcere della città. La sua storia è molto meno romantica di quella suggerita oggi dal nome.

Giorgio DI Marco Jr

All’inizio del Novecento, i detenuti del penitenziario di Ushuaia venivano impiegati nei lavori necessari alla sopravvivenza della colonia. Tra questi c’era il taglio e il trasporto della legna, indispensabile per il riscaldamento. La ferrovia serviva proprio a collegare il carcere con le zone boschive dove veniva raccolto il legname.

Oggi il treno viaggia lentamente tra gli alberi e porta soprattutto turisti. Dal finestrino si vedono boschi, torrenti e montagne. È un percorso piacevole, quasi fiabesco, ma conoscere la sua origine cambia inevitabilmente il modo di guardarlo. Quegli stessi boschi che oggi fotografiamo sono stati per anni il luogo di lavoro dei prigionieri.

La fine di un percorso indimenticabile

Una delle contraddizioni più interessanti della Terra del Fuoco è la bellezza del paesaggio e la durezza della storia convivono nello stesso spazio. Quella scritta — Fin de la Ruta Nacional 3 — assume un significato diverso. Non indica soltanto la fine di una strada. Segna un limite geografico e, in qualche modo, anche mentale.

Qui il viaggio verso sud non può continuare in automobile. Rimangono il mare, le montagne, il vento e una sensazione difficile da spiegare: quella di essere arrivati davvero ai margini della carta geografica. E forse è proprio questo, più del cartello o del titolo di “città più australe”, ciò che rende Ushuaia e la Terra del Fuoco così difficili da dimenticare.

Giorgio Di Marco junior