In fondo al Vallese, nel sud della Svizzera tra rocce e silenzi, si nasconde Derborence. Una valle remota, selvaggia, rimasta quasi intatta. Un luogo dove la natura ha scritto da sola la propria storia. E dove ogni sasso racconta una ferita antica.

Disastri naturali creano un paradiso

Tutto cominciò con una frana. Era il 23 settembre 1714. Una parte della montagna dei Diablerets crollò all’improvviso. Tonnellate di roccia scesero nella valle. Interi alpeggi vennero sepolti. Uomini, bestiame e case scomparvero in un istante. Il boato fu sentito fino a Sion. Sembrava la fine del mondo. Ma non bastò. Nel 1749 la montagna cedette di nuovo. Un secondo crollo ricoprì ciò che restava del primo. Dal disastro nacque qualcosa di nuovo: un lago. Un bacino chiuso tra le frane, dove l’acqua trovò pace.

Oggi è il Lac de Derborence, un gioiello turchese incastonato tra i monti. Specchia gli abeti secolari, le pareti grigie, il cielo puro. Silenzioso, profondo, immobile. È il cuore della valle. Derborence è oggi una riserva naturale. Qui la foresta cresce senza interventi umani. Abeti e larici altissimi formano una cattedrale verde. Ci vivono camosci, stambecchi, marmotte, aquile reali. Il tempo scorre più lento, quasi sospeso. Camminare tra questi alberi è come entrare in un’altra epoca.

Una strada spettacolare

Ma arrivarci non è facile. La strada che conduce a Derborence è una delle più spettacolari della Svizzera. Parte dal villaggio di Aven, sopra Conthey. Poi si infila tra le montagne, scavata nella roccia viva. È stretta, scavata a mano, a volte larga quanto un’auto. Ci sono gallerie scure, curve cieche, pareti a picco. Ogni metro racconta la lotta dell’uomo contro la montagna. E ogni volta che si sbuca alla luce, la vista toglie il fiato. Chi guida su quella strada sente il peso delle montagne sopra di sé.

Giorgio Di Marco Junior

Si capisce perché gli abitanti del posto parlano ancora con rispetto di “la chute”, la caduta. La frana non è solo un ricordo. È parte del paesaggio, della memoria, dell’anima del luogo. Per motivi di sicurezza la strade nei mesi invernali viene chiusa. La valle rimane isolata dal mondo.

Un paradiso per il trekking in montagna

In fondo alla strada, il lago appare all’improvviso. Verde, calmo, perfetto. Accanto, una piccola locanda accoglie viaggiatori e curiosi. Da lì partono sentieri che salgono verso il Pas de Cheville e le Diablerets. Ogni passo rivela il legame fragile tra terra e cielo.

Derborence è un luogo dove il tempo si è fermato. Una valle creata dal disastro e trasformata in meraviglia. Qui la natura ha vinto, ma con grazia. Le frane hanno sepolto vite, ma hanno donato un lago. Un luogo che insegna il silenzio, la forza e la rinascita. Chi arriva fin qui non dimentica più quel senso di pace. E capisce che anche la rovina può diventare bellezza.

Giorgio Di Marco Junior