
Giorgio Di Marco Jr
Nella città di Christchurch, la pià grande della isola del sud della Nuova Zelanda, c’è un luogo dove l’Antartide sembra improvvisamente più vicina. È l’International Antarctic Centre, https://www.iceberg.co.nz/ uno spazio unico che unisce ricerca, divulgazione e esperienza diretta.
La visita del centro
Qui, appena entrati, si ha la sensazione di lasciare la Nuova Zelanda per avvicinarsi al continente più estremo del pianeta. Il museo racconta la vita nelle basi scientifiche: ambienti ricostruiti, mezzi cingolati, strumenti reali utilizzati sul ghiaccio. Ma soprattutto, storie. Storie di scienziati, tecnici e esploratori che vivono mesi isolati, tra vento e temperature proibitive.
Uno dei momenti più coinvolgenti è la simulazione di una tempesta antartica. Il vento soffia forte, la temperatura scende sotto zero, la visibilità si riduce. Per qualche minuto, si prova davvero cosa significa trovarsi laggiù. Un’esperienza che resta impressa.

Giorgio Di Marco jr
Christchurch non è solo un punto espositivo. È anche una porta d’accesso concreta verso il sud. L’aeroporto della città è uno dei principali hub logistici per le missioni antartiche internazionali. Da qui partono voli e rifornimenti diretti alle basi sul continente ghiacciato.
La missione italiana
Tra queste presenze, c’è anche quella italiana. Proprio a Christchurch opera un ufficio collegato al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che coordina e supporta le missioni italiane. Un ponte tra l’Europa e uno degli ambienti più estremi della Terra.

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L’Italia, infatti, è presente in Antartide con due basi scientifiche. La Base Mario Zucchelli, situata sulla costa, è operativa durante l’estate australe ed è il cuore delle attività logistiche e scientifiche. Più all’interno del continente, a oltre 3.000 metri di altitudine, si trova la Base Concordia, condivisa con la Francia. Qui si studiano il clima, l’atmosfera e persino gli effetti dell’isolamento sull’uomo, in condizioni tra le più estreme al mondo.
Visitare questo centro a Christchurch significa capire quanto sia complesso e affascinante il lavoro in Antartide. Non solo ghiaccio e paesaggi spettacolari, ma ricerca, cooperazione internazionale e sfide quotidiane. Un viaggio che parte da una città e arriva fino ai confini del pianeta. Senza bisogno di prendere davvero il largo.
Se si è fortunati di arrivare nei giorni giusti si possono vedere arrivare o decollare gli aerei di collegamento, tra cui quello della Aeronautica Militare Italiana.
Riguardo i voli aerei sopra l’Antartide, ora concessi solo a queste missioni ufficiali, possiamo ricordare il primo sorvolo, compiuto da Richard Evelyn Byrd, ammiraglio ed esploratore statunitense. Tra il 1928 e il 1947, Byrd effettuò quattro importanti spedizioni in Antartide, con le quali diede un fondamentale contributo alla conoscenza di questo continente.
Lo ricordiamo perché sempre in Nuova Zelanda ma a Wellington, sull’isola del Nord, venne eretto un monumento in suo ricordo, rivolto proprio verso il Polo Sud, il suo amato Polo Sud.
Giorgio Di Marco junior