La costa occidentale dell’Isola del Sud sembra appartenere a un altro mondo. Tra Greymouth e Charleston, la strada segue l’oceano per decine di chilometri. Da un lato si alzano colline ricoperte da una foresta fittissima. Dall’altro si apre il Mar di Tasmania, spesso agitato e imprevedibile.
Una costa che ti entra nel cuore
Qui il mare non accarezza la costa. La colpisce con forza, giorno e notte. Onde immense si infrangono contro scogli neri e pareti rocciose. L’acqua esplode in nuvole di schiuma e spruzzi. Spesso una sottile nebbia salina avvolge il paesaggio. Le rocce emergono dall’oceano come antiche fortezze dimenticate. Alcune sembrano castelli, altre enormi pilastri scolpiti dal vento.
Quando si percorre questa strada in moto, la sensazione è unica. L’aria è fresca e profuma di mare. Le curve si susseguono dolcemente lungo la costa. La luce cambia continuamente con il passaggio delle nuvole. In alcuni momenti tutto appare nitido e luminoso. Pochi minuti dopo, una foschia misteriosa avvolge ogni cosa. Sembra di attraversare il set di un film fantasy o di percorrere una terra rimasta immutata per millenni. Non è difficile capire perché tanti viaggiatori se ne innamorino.
Dove la natura modella il paesaggio
Ogni curva offre una vista diversa. Ogni tratto invita a fermarsi e osservare. Uno dei luoghi più famosi della zona è Punakaiki. Qui si trovano le celebri Pancake Rocks. Queste formazioni rocciose sono tra le più straordinarie della Nuova Zelanda. Sembrano gigantesche pile di frittelle sovrapposte una sull’altra. Da qui deriva il loro curioso nome. La loro origine risale a circa trenta milioni di anni fa. Strati di calcare e sedimenti si sono accumulati lentamente. Successivamente il mare e il vento hanno scolpito la roccia. Il risultato è un paesaggio quasi irreale.

Giorgio Di Marco jr
Tra le rocce si aprono strette cavità e profondi canali. Durante l’alta marea le onde penetrano con violenza. L’acqua viene compressa e sparata verso il cielo. Si formano così i famosi “blowholes”. Getti d’acqua che possono raggiungere diversi metri d’altezza. Il rumore ricorda il respiro di una gigantesca creatura marina. Osservare questo spettacolo nelle giornate tempestose è indimenticabile.
Dopo la costa la strada attraversa un canyon
Lasciata la costa, la strada si inoltra nella spettacolare canyon chiamato Buller Gorge.Qui il paesaggio cambia completamente nel giro di pochi chilometri. L’oceano scompare dietro le montagne e lascia spazio alla foresta. La gola è stata scavata dal possente Buller River. Uno dei fiumi più grandi e impetuosi della Nuova Zelanda. La strada segue il corso dell’acqua tra pareti ripide e vegetazione lussureggiante. Felci giganti, muschi e alberi secolari ricoprono ogni pendio. In alcuni punti la foresta sembra una giungla preistorica.
Guidare qui regala sensazioni completamente diverse dalla costa. Le curve diventano più strette e frequenti. Il fiume appare e scompare continuamente tra gli alberi.
Durante il XIX secolo la gola rappresentava una via fondamentale. I cercatori d’oro la percorrevano diretti verso le nuove miniere. Oggi la Buller Gorge è molto più accessibile. Conserva però un carattere selvaggio e affascinante.
Uno dei punti più celebri è il Buller Gorge Swingbridge. Si tratta del ponte sospeso più lungo della Nuova Zelanda. Attraversarlo permette di ammirare dall’alto le acque verdi del fiume.
Un luogo perfetto per respirare la natura più autentica dell’Isola del Sud. Una terra aspra, selvaggia e spettacolare. Un luogo dove la natura detta ancora le regole. E dove ogni motociclista trova una delle strade più affascinanti della Nuova Zelanda.
Giorgio Di Marco Junior