Cinquant’anni dopo la sua prima pubblicazione, “La Torre di Babele” di Edoardo Bennato torna in una nuova edizione speciale e numerata in vinile. Dal 18 settembre Sony Music ristampa l’album uscito nel 1976 in due versioni, con audio rimasterizzato dai nastri originali. Al di là dell’anniversario, riascoltare oggi questo disco significa tornare ad una riflessione sulla guerra, sul potere e sulla corsa dell’uomo verso armi sempre più distruttive che, a mezzo secolo di distanza, conserva una forte attualità.
La nuova edizione presenta una copertina metallizzata e un audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Due le versioni disponibili: una con poster autografato, proposta in esclusiva sul Sony Music Store, e una con poster non autografato acquistabile nei negozi.
Una Torre costruita con le armi
Per comprendere fino in fondo “La Torre di Babele” bisogna partire anche dalla sua copertina, disegnata dallo stesso Edoardo Bennato. L’immagine racconta l’evoluzione tecnologica dell’uomo attraverso quella delle armi. Guerrieri e soldati appartenenti ad epoche diverse sono disposti uno sopra l’altro fino a costruire una simbolica Torre di Babele. Cambiano le uniformi, gli strumenti e la capacità distruttiva, ma la guerra continua ad accompagnare il cammino dell’umanità.
Il riferimento alla Torre di Babele biblica diventa così una metafora della presunzione dell’uomo, della sua volontà di arrivare sempre più in alto e della convinzione di poter dominare ciò che lo circonda.
Il sarcasmo del cantautore per raccontare gli anni Settanta
Pubblicato nel 1976, “La Torre di Babele” arriva in un periodo complesso della storia italiana e internazionale. L’artista sceglie però di non raccontarlo attraverso un linguaggio didascalico. Lo fa con ironia, sarcasmo, provocazione e immagini grottesche.
Tra i brani più conosciuti c’è “Cantautore”, una presa in giro del culto costruito intorno alla figura dell’artista impegnato e del ruolo che pubblico e industria musicale finiscono per attribuirgli.
Ma lo sguardo del disco si allarga anche fuori dall’ambiente musicale. “Franz è il mio nome” porta dentro le tensioni di una Berlino ancora divisa dal Muro, mentre “Fandango” si muove sul terreno dei rapporti tra potere, dittature e interessi occidentali. In “Quante brave persone” il bersaglio diventa invece il perbenismo. C’è poi “Ma chi è?”, dove una situazione quotidiana e quasi condominiale si trasforma in un piccolo quadro di caos metropolitano, sostenuto anche dalle percussioni di Tony Esposito. Temi differenti che il cantautore mette insieme attraverso il rock, usato per osservare e mettere in discussione la società del suo tempo.
Prima de “La Torre di Babele”
Il percorso che portò Edoardo Bennato a questo album non fu però lineare. Nel 1973, dopo il riscontro limitato ottenuto dal primo disco “Non farti cadere le braccia”, il direttore della Ricordi Lucio Salvini gli suggerì di tornare a Napoli e riprendere gli studi di Architettura. L’artista reagì in maniera diversa. Si mise a suonare davanti agli studi della Rai con chitarra, tamburello e kazoo, strumenti che sarebbero poi diventati ricorrenti nelle sue esibizioni.
Quell’esperienza contribuì a richiamare l’attenzione degli addetti ai lavori. Arrivò il contatto con “Ciao 2001”, allora uno dei punti di riferimento della stampa musicale italiana, e la partecipazione a diverse rassegne nell’estate del 1973.
Alla fine dello stesso anno arrivò una nuova possibilità discografica. Nel 1974 uscì “I buoni e i cattivi”, seguito da “Io che non sono l’imperatore” e, nel 1976, da “La Torre di Babele”. Nel giro di pochi anni il suo percorso discografico aveva preso una direzione più definita.
Cinquant’anni dopo, una Torre ancora in piedi
È soprattutto tornando alla copertina e al significato del disco che la distanza tra 1976 e 2026 sembra ridursi.
Sono passati cinquant’anni e il contesto internazionale è profondamente cambiato. Sono cambiate le alleanze, gli equilibri geopolitici e soprattutto le tecnologie utilizzate nei conflitti. Eppure, le guerre continuano a interessare diverse aree del mondo e la corsa agli armamenti resta parte del dibattito internazionale.
Per questo l’immagine scelta da Bennato può essere riletta anche alla luce del presente. Quella successione di uomini armati, dotati di strumenti progressivamente più avanzati, pone ancora una domanda: quanto è realmente cambiato il rapporto dell’uomo con la guerra e con il potere?
“La Torre di Babele” non dà una risposta. Mostra piuttosto una contraddizione che attraversa la storia: mentre l’uomo sviluppa strumenti sempre più sofisticati, continua ad utilizzare una parte di quel progresso per combattere, conquistare e distruggere. Una chiave di lettura che, davanti ai conflitti del presente, permette di guardare al disco anche oltre il contesto politico e culturale nel quale nacque.
20.09.2026 Barbara Scardilli